LA COLA COLA DI GRAVINA
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LE STRANEZZE

3/10/2017

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I fratelli Loglisci hanno sempre continuato a riprodurre in maniera fedele, pur all'interno di un repertorio più ampio, gli stessi modelli di fischietti che gli erano stati insegnati dal Padre. E’ ragionevole pensare che queste tipologie di fischietti siano state riprodotte sin dalla metà del XIX secolo senza variazioni significative, se si eccettua l’aggiunta di un piedistallo.
Come avvenuto per altri autori di fischietti, negli ultimi decenni, le richieste da parte di collezionisti e cultori di arte popolare hanno spinto i fratelli Loglisci ad aggiungere nuovi modelli alla loro produzione tradizionale.
Entrambi si sono dedicati a pezzi di grandi dimensioni, a volte anche molto barocchi e ricchi di soggetti e forme decorative sopratutto Beniamino ha poi dato inizio ad una produzione di sculture in terracotta spesso senza il modulo di sonoro. I soggetti di queste sculture sono di vario tipo: satirici, zoomorfi, riproducenti monumenti di Gravina e mestieri tradizionali, e così via.
L'estro artistico di Beniamino ha poi dato origine ad una serie di soggetti sempre nuovi e bizarri - spesso animali fantastici - identificati nella famiglia Loglisci come "le stranezze".


Massimiliano Trulli, dal libro "Genius Loci"

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Foto

Foto di Cosimo Minervini

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I FRATELLI LOGLISCI

3/7/2017

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Li paragonerei ai fratelli Grimm, se solo pensassi che tutta la loro vita è come una fiaba legata al filo di un uccello, il galletto del bosco, il sincopato Cuculo, che trova l’artistico suo risvolto in quella che devozionalmente chiamano a Gravina ”Cola Cola”, per turbare l’amore a Maria e nel giorno in cui l’Arcangelo Gabriele annunciò il concepimento del Figlio per mezzo dello Spirito Santo. E i bimbi insufflavano nell’ocarina e sincopavano il suono su un foro col dito fremente di gioia.
Il trrenne Antonio Cardilli ha riempito appunto di gioia il cuore di Vincenzo e Beniamino Loglisci quando ne ha simulato il gesto riproducendone il suono e il canto ancestrale.
E il bosco è stato il locus della loro fanciullezza e di altre età seriori che non abbiano voluto perdere mai i rapporti con l’incanto.
Dicono, ancora oggi, che vanno “a scatenarsi” solo per dare alla tensione nervosa, che il modernismo arreca, quello sfogo necessario che si chiama Panismo, il contatto con la terra. Sono pure dannunziani in un certo senso, quelli della “Figlia di Iorio”, dell”’ Alcione” del bramito del cervo e dell’impressione di chi cerca l’uva passa in un arruffato pagliaio.
Li vuoi trovare?
Vai in piazza Benedetto XIII di Gravina in Puglia. Son nella cella monastica d’un laboratorio, consumati dal tempo, a manipolare l’argilla e argilla senza posa, a formale le Cola Cola che poi saranno cotte e dipinte in tanti colori che sono la primavera che rinasce e i suoni che ammaliano.
Hanno varcato quella soglia personaggi e personaggi, bimbi e adulti, anche i morti che si muovono dal colle di Botromagno uscendo dai sarcofaghi per confrontare l’antico tintinnabulum al nuovo manufatto.
Beniamino che ha avuto il fascino del conquistatore modella i cosidetti “mostri”, che sono tematiche granghignolesche o gruppi scultorei dalla scenografia ridanciana, pregresse conquiste.
Vincenzo affabulatore e autobiografo di quand’era quella sorta di Lazarillo de Tormes nostrano.
Con loro ho vissuto l’esperienza di far carbonella al bosco solo per il piacere di stare insieme ai due fratelli spassori e simpatici quanto una pasquetta occaso.
Persone oneste e laboriose, sono note dappertutto per la loro genialità di artisti unici e indolenti del fatto che alcuni lestofanti plagiari abbaino copiato, a loro Cola Cola il cui il fischio fa il giro del mondo, mentre l’ocarina scopiazzata si fischia addosso. O cuculia se stessa.
Comunque i Loglisci non temono avversari; anzi. Nel falso meglio si divisa il valore dell’autentico. E continuano a plasmare, demiurghi d’una creatura che possa portare nel mondo la pace, pajaro multicolore, multietnico, multivocale, Si, perché mi riporta alle Ande, ai precolombiani, a quella dei tangheros Perché, guarda caso, in particolare Vincenzo Loglici ha nell’aspetto qualcosa dei nobili antichi ballerini del ballo della sfida con la rosa e lo sguardo languido degli innamorati di quella Bellezza che non muore mai. E al pari si dica di Beniamino.
Infatti, la morte, quando sarà, l’inviterà a una danza che non avrà niente delle movenze d’oltralpe ma la dolcezza dei passi della comparsita e il virile coraggio della milonga.
​
Michele Murgese, dal libro “ Il Grillo Editore”
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Volano con te, le argille creature

3/7/2017

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Volano con te, amico scomparso,
quelle che modellasti in quantità
infinita, d' argilla creature, 
rigate di colori e due fori
che fecereo sussulto al cuore
di noi, bambini. Pare uno stormo
di esse nel cielo dei sogni,
al freddo di questo giorno
che le fa emigrare lontano 
per non sapere più dove vanno.
E, io, che penserò di te come quando,
temendo che si rompessero, 
le custodivo al riparo che gli anni
tuttora le serbano al sorriso.
Ma, questo, si è spento
vedendoti con quelle labbra,
che le rianimava, ora mute
nella compostezza d' un addio
che è il loro fischio ancora,
verso un tramonto 
che ci nasconde. Odo,
quel canto, spegnersi
oltre un colle a cui offrivi
il tuo sguardo, prima di andare.
Spento, ormai, adesso,
da palpebre che mirano
colori nuovi: quelli di Dio.


Michele Murgese-15 Gennaio, 2017
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